A Zurigo cresce l’allarme per le truffe romantiche online: criminali sfruttano app di incontri e criptovalute per colpire donne benestanti, causando perdite milionarie.
Nel cuore pulsante della Svizzera, la città di Zurigo continua a essere teatro di vicende che intrecciano tecnologia, finanza e truffe sempre più sofisticate. L’ultimo allarme riguarda le cosiddette truffe romantiche che, attraverso piattaforme di incontri come Tinder, trasformano la ricerca dell’amore in un incubo finanziario per molte vittime, soprattutto donne benestanti. Lo scenario è quello di una realtà digitale in cui i criminali sfruttano la fiducia e le emozioni per sottrarre ingenti somme di denaro tramite investimenti falsi in criptovalute.
Il caso di Zurigo: da Tinder a truffa milionaria
Una donna di 43 anni residente a Zurigo è rimasta vittima di una truffa che ha cancellato oltre 200mila franchi dai suoi risparmi personali. La vicenda prende avvio da un incontro sull’app di incontri più popolare al mondo, Tinder, piattaforma lanciata nel 2012 e diventata un fenomeno globale nel mondo del dating online grazie al meccanismo di “swipe” per selezionare potenziali partner. La donna è stata adescata da un falso investitore inglese che, con una narrazione credibile e rassicurante, le ha proposto di investire prima una modesta cifra in criptovalute, promettendo guadagni rapidi e consistenti. Dopo un primo piccolo successo mostrato dalla piattaforma exchange fittizia, la vittima si è lasciata convincere a investire ulteriori decine di migliaia di franchi, fino a versarne complessivamente più di 200mila.
Il sito web, che sembrava in regola e affidabile, ha però richiesto ulteriori versamenti per lo sblocco dei fondi, un classico stratagemma della truffa nota come “Pig Butchering” o “macellazione dei maiali”. Solo troppo tardi la donna ha realizzato che il suo interlocutore non esisteva: era un avatar creato da una rete criminale specializzata in truffe finanziarie online, che ha portato via l’intera eredità paterna della vittima.
Un caso simile ha colpito un’altra donna quarantenne, contattata via WhatsApp da una presunta analista finanziaria di Singapore, che l’ha indotta a investire 52mila franchi in criptovalute, anch’essa vittima di un raggiro.

Secondo i dati della Procura di Zurigo, le denunce per truffe legate a investimenti online sono aumentate del 65% negli ultimi due anni, con quasi 6.000 casi segnalati tra il 2022 e il 2024 e un danno complessivo stimato in circa 530 milioni di franchi svizzeri. Le vittime sono spesso persone con disponibilità finanziarie elevate, il che rende queste frodi particolarmente redditizie per i criminali.
Il metodo “Pig Butchering” si basa su una costruzione psicologica sofisticata: i truffatori corteggiano le vittime, guadagnano la loro fiducia e le spingono ad aumentare progressivamente gli investimenti su piattaforme di trading apparentemente serie, ma in realtà fasulle. Queste piattaforme simulano guadagni elevati per convincere le vittime a versare somme sempre più ingenti e infine chiedono ulteriori pagamenti per “sbloccare” i fondi, che però non esistono.
Le criptovalute rappresentano il terreno ideale per queste attività illecite. La loro natura decentralizzata e l’anonimato garantito dai wallet digitali, costituiti da sequenze alfanumeriche che non identificano direttamente i proprietari, rendono difficile il tracciamento dei flussi finanziari per le forze dell’ordine. Sebbene le transazioni siano registrate sulla blockchain, spesso si conclude il percorso del denaro in piattaforme con sede in Paesi con normative poco stringenti o difficilmente raggiungibili dagli investigatori.
Un recente rapporto dell’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) ha evidenziato come, solo negli ultimi due anni, circa 29 miliardi di dollari illegali siano confluiti nelle principali piattaforme crypto, di cui circa 4 miliardi derivanti da schemi “Pig Butchering”. L’area geografica più coinvolta risulta essere il Sud-Est asiatico, dove l’ONU ha denunciato l’esistenza di vere e proprie “fabbriche di truffe” su scala industriale.
In particolare, il gruppo cambogiano Huione è stato individuato come uno dei principali responsabili di queste truffe. Wallet riconducibili a Huione hanno trasferito oltre 630 milioni di dollari verso grandi exchange come Binance e OKX tra febbraio e luglio 2025. Entrambe le piattaforme dichiarano di adottare misure per bloccare le attività criminali, ma il recupero dei fondi è spesso impossibile.
