Nuova minaccia informatica colpisce via WhatsApp Web: Maverick sfrutta ingegneria sociale e vulnerabilità di Windows per rubare dati bancari e criptovalute agli utenti.
Un nuovo allarme per la sicurezza informatica emerge in Brasile e rischia di estendersi ulteriormente: si tratta del malware Maverick, un Trojan bancario altamente sofisticato che sfrutta la diffusissima piattaforma di messaggistica WhatsApp come vettore di attacco. Gli esperti di sicurezza, tra cui i ricercatori di Sophos, hanno identificato questa minaccia a fine settembre 2025, sottolineandone la complessità e la pericolosità, specialmente per gli utenti che gestiscono conti bancari e wallet di criptovalute.
Il malware Maverick: un pericolo su WhatsApp Web
Il malware Maverick si diffonde attraverso un inganno ben studiato, combinando tecniche avanzate di ingegneria sociale e profonda conoscenza delle architetture di sicurezza di Windows. La modalità di attacco principale sfrutta WhatsApp Web, la versione browser del noto servizio di messaggistica, molto utilizzata per comodità negli ambienti domestici e lavorativi.
La vittima riceve un messaggio da un contatto presumibilmente affidabile, in realtà già infettato, contenente un archivio ZIP malevolo nascosto dietro la promessa di un documento importante o una raccolta fotografica. Nel testo del messaggio viene suggerito che il file può essere visualizzato “solo su un computer”, spingendo così la persona a scaricarlo e ad eseguirlo sul desktop anziché sul dispositivo mobile, eludendo così le protezioni degli smartphone.

Una volta aperto l’archivio, si attiva un file LNK (collegamento di Windows) che esegue un comando PowerShell codificato in Base64. Questo script è progettato per disabilitare alcune protezioni di sicurezza come Microsoft Defender e il Controllo Account Utente (UAC), creando un ambiente permissivo che consente al malware di operare indisturbato e con privilegi elevati.
Sophos ha spiegato che Maverick adotta una catena di infezione multi-stadio, che lo rende particolarmente resistente alle rilevazioni e alle contromisure tradizionali. Il malware lancia un processo di sistema (Explorer) che si connette a server di comando e controllo (C2) per scaricare ulteriori payload.
La campagna di attacco distribuisce due payload distinti: uno strumento legittimo di automazione browser, Selenium con ChromeDriver, e il vero Trojan bancario Maverick. Selenium permette di intercettare le sessioni di WhatsApp Web della vittima e di auto-propagare il malware inviando l’archivio ZIP infetto a tutti i contatti presenti nella rubrica WhatsApp. Questo meccanismo di worm rende l’attacco estremamente rapido e capillare.
Il secondo payload è il Trojan vero e proprio, progettato per rubare credenziali di accesso a conti bancari, con particolare attenzione agli istituti brasiliani, e per sottrarre criptovalute da exchange e wallet digitali. Maverick è quindi in grado di svuotare i portafogli digitali delle vittime, causando danni economici ingenti.
