Questi vecchi vinili italiani non sono soltanto ricordi di epoche musicali passate: possono trasformarsi in ottime fonti di guadagno, oggi valgono tantissimo.
Oggi spesso considerati degli ingombranti oggetti del passato inutilizzati, un tempo dei veri e propri scrigni di emozioni. I vinili, fino a qualche decennio fa, erano i preziosi custodi di note musicali che venivano acquistate, regalate e custodite all’interno di un supporto rigido.
Realizzato in materiale plastico noto come cloruro di polivinile (PVC), il disco trasformava i suoi solchi a spirale in audio. Un meccanismo che, all’epoca, era considerato al pari di una magia e che oggi sembra superato. Le canzoni dei propri artisti preferiti sono a portata di click, tra piattaforme online e file acquistabili.
Il concetto stesso di disco passa per il digitale eppure, sfruttando il filone della nostalgia, i più amati cantanti del momento sono tornati a vendere LP. Un’ondata che ha portato alla riscoperta dei classici vinili in formato standard da 33 giri, molti dei quali sono ancora conservati nelle soffitte dei nonni e dei genitori.
Ebbene, è interessante scoprire che tra quelli potrebbero essere nascosti dei veri tesori. I vecchi vinili italiani non smettono di affascinare i collezionisti, che sarebbero disposti a pagare cifre folli pur di aggiungerli alla propria collezione. Alcuni più di altri, valgono oggi moltissimo a causa della loro rarità.
I vinili italiani più ricercati dai collezionisti: valgono una fortuna
Può sorprendere rendersi conto che un oggetto dimenticato per qualcuno, per altri può essere un prezioso cimelio da conservare e inserire nella propria raccolta personale. Al pari delle opere d’arte, i vinili sono ricercati da chi ama collezionarli e possono trasformarsi in fonti di guadagno per chi decide di disfarsene.

Il più remunerativo dei dischi italiani è l’album della band veneziana Le Orme dal titolo Ad Gloriam. Rappresentativi del progressive rock italiano, lo pubblicarono con l’etichetta Car Juke Box nel 1969 in tiratura limitata per le prime edizioni. É questo che rende rara una copia originale che, se in ottime condizioni, può essere venduta al giorno d’oggi anche per 3.000 euro.
In una scala di valore si posiziona subito dopo il primo album di Vasco Rossi, Ma cosa vuoi che sia una canzone del 1978. Autoprodotto e pubblicato dalla Lotus, venne stampato in sole 2.000 copie e distribuito quasi esclusivamente nelle aree di Emilia-Romagna e Lombardia. Questo pezzo di storia della musica può far intascare al proprietario anche più di 2.000 euro.
Può valere invece, dai 1.200 ai 1.800 euro una delle 1.000 copie stampate di Contrasto dei Pooh (1968). A renderlo unico nel suo genere è il fatto che fu pubblicato dall’etichetta Vedette senza l’approvazione della band, che fece ritirare le copie dopo aver rescisso il contratto. Il motivo è che conteneva alcuni brani scartati.
Altrettanto pregiato è il 45 giri di Lucio Battisti, Dolce di giorno/Per una lira risalente al 1966. Fu pubblicato dalla Ricordi in sole 1.000 copie ed è incredibile pensare che ne furono vendute poco più della metà. Quei fortunati che le acquistarono oggi sono in possesso di una rarità del valore di almeno 1.500 euro.
Infine, Rino Gaetano può far guadagnare tra 1.200 e 1.400 euro con il suo Igresso Libero del 1974. L’album testimonia il debutto dell’indimenticato artista che, secondo la leggenda, bruciò le copie invendute per la delusione.
