Ve lo ricordate Lords of the Fallen? No, non quello uscito il mese scorso, bensì “l’originale” Lords of the Fallen, sviluppato da Deck13 Interactive e CI Games e pubblicato nel 2014.
Approfittando del recente sequel/remake/reboot, sviluppato dal “neonato” HexWorks (studio interno di CI Games), GamesEvolution partorisce questa nuova rubrica (“Te lo ricordi…?“), intenzionata a riesumare e approfondire vecchi titoli, in occasioni speciali come in questo caso o semplicemente quando ci ricordiamo e infuriamo per il poco spazio dedicato, ora come allora, ad alcune opere fin troppo spesso dimenticate.
Oggi, per l’appunto, approfondiamo il “primo” Lords of the Fallen, tornando indietro nel tempo di quasi esattamente 9 anni, a distanza di qualche mese dall’uscita di Dark Souls II…
Souls-like

Quello che oggi viene considerato come un genere saturo e sul viale del tramonto, ossia quello dei souls-like, nel 2014 era di fatto appena nato e uno dei primissimi esponenti di questa categoria videoludica fu proprio Lords of the Fallen che, come già specificato, venne pubblicato pochi mesi dopo Dark Souls II, secondo capitolo della saga di From Software, fonte di grande ispirazione per Deck13 e CI Games; se infatti LotF ricorda parecchio Demon’s Souls per quel che riguarda i toni e le atmosfere, alcuni elementi del gameplay generano un feedback molto simile a quello restituito da Dark Souls II, con tutti i pregi e i difetti del caso.
L’accoglienza che Lords of the Fallen ottenne da parte della critica fu per certi versi parallela a quella ricevuta recentemente dal suo seguito spirituale: nonostante delle idee originali ed efficaci e una direzione tecnica e artistica di alto livello, alcuni problemi strutturali e di bilanciamento ne minavano la godibilità, portando la media dei voti attorno al 7; per quel che riguarda invece gli appassionati, si verificò una scissione tra chi concordava con la critica, alcuni dei quali ritenendola addirittura fin troppo generosa (coloro che nella community verranno etichettati come “puristi”, avversi ad ogni tipo di “souls” non targato From Software), e chi invece decise di premiare l’idea di creare un videogioco fortemente ispirato alle opere di Miyazaki, mescolando influenze e originalità, nonostante ciò significasse scontrarsi con dei difetti oggettivi che erano sintomo tanto del coraggio quanto dell’inesperienza dei team di sviluppo per quel che riguarda il genere in questione.
L’universo narrativo oscuro e “pesante” di Lords of the Fallen

In Lords of the Fallen vestiamo i panni di Harkyn e il nostro scopo è quello di respingere i Rhogar, demoni che, come già accadde in passato, stanno portando l’umanità verso l’estinzione. Dopo aver selezionato la classe che più ci aggrada, inizia la nostra avventura la quale, shortcut dopo shortcut e boss dopo boss, ci terrà impegnati per circa 30 ore. È importante specificare che la longevità del titolo può variare in base alla nostra capacità di adattamento nei confronti di un livello di difficoltà non sempre ben bilanciato.
Gli elementi recuperati dai Souls sono moltissimi, primo tra tutti il meccanismo di perdita e recupero delle “anime”. Allo stesso tempo LotF, attraverso quel già citato mix di influenze e originalità, premia i videogiocatori più ambiziosi, introducendo un moltiplicatore che aumenta il numero di esperienza ottenuta in caso di “risparmio”, elemento che cambia radicalmente il tipo di approccio al gameplay, qualora decidessimo di usufruirne.
Alla fine della fiera, tra i pregi del titolo non si può non menzionare il cupo comparto artistico e tecnico, il combat system lento e pesante (che potrebbe frustrare alcuni videogiocatori, ma che si adatta perfettamente al tipo di narrazione) e l’ottima colonna sonora. A metà strada ci sono i boss, alcuni dei quali avvincenti e bilanciati, altri frustranti, stupidi o stupidamente gestiti. Tra i difetti, una difficoltà tutt’altro che lineare, un’instabilità generale che, sopratutto all’uscita, rese l’esperienza al quanto “singhiozzante”, una narrazione dal grande potenziale sfruttato purtroppo solo in parte e una mancanza di varietà che, di fronte all’inevitabile paragone con la saga di From Software, fa apparire l’opera come abbastanza limitata.
Ai posteri l’ardua sentenza

Il Lords of the Fallen del 2014 risulta quindi essere non solo uno dei primissimi videogiochi appartenenti al sottogenere dei souls-like, ma anche uno dei più solidi e validi, nonostante l’amaro in bocca lasciato da quella che sembrò essere (dimostrandosi, col senno di poi, tale, dato che il recente “seguito” rappresenta nient’altro che l’intenzione di provarci di nuovo, aggiustando ciò che non funzionava e aumentando l’ambizione del progetto) un risultato imperfetto, soprattutto dal punto di vista della narrazione e della varietà.
Nonostante i difetti già citati è però innegabile, comprensibile e legittima l’accoglienza risevata al titolo da parte di una grande fetta degli appassionati; a patto di riuscire ad immergersi e ad affezionarsi alla lore e alle atmosfere del mondo di gioco e di riuscire ad accettare il tipo di feedback offerto dal gameplay e dal combattimento, il Lords of the Fallen “originale” potrebbe infatti stupirvi più di quanto pensate.
D’altronde, si attribuisce spesso a Picasso una frase che riassume un pensiero artistico che considera “bravi” gli artisti che “copiano” e “geniali” quelli che “rubano”; spetta a voi decidere, dopo 9 anni, se Lords of the Fallen copiò… o rubò.
