I ragazzi francesi di DON’T NOD di strada ne hanno fatta davvero tantissima e questo Banishers: Ghosts of New Eden in qualche modo rappresenta uno di quei punti alti, seppur non perfetti, da elogiare e prendere come esempio, di chi non si è mai adagiato sugli allori e ha sempre cercato di diversificare la propria proposta videoludica.
Lodati a suo tempo per Life is Strange, il team non si è mai fermato e ha esplorato, sperimentato uno spettro di giochi, tutti diversi, non sempre riusciti, eppure ricchi una di cifra stilistica unica e riconoscibile, ma andiamo adesso a vedere cosa ci riserva questo nuovo gioco con la nostra recensione di Banishers: Ghosts of New Eden.
Banishers: Ghosts of New Eden, una struggente storia d’amore

Questo troveremo come perno centrale a cui poi si costruisce senza ombra di dubbio un’ottima struttura di gioco: una struggente storia d’amore che ci prenderà per la gola come per i sensi sin dall’inizio della nostra avventura.
Antea e Red sono una coppia di epuratori, simil esorcisti, che si ritrovano invischiati nella morsa di un incubo potentissimo che ha allungato le sue vesti spettrali e tenebrose in una terra lontana. Chiamati a investigare, Antea perderà la vita nello scontro con il potente demone e il suo fantasma resterà legato al suo amato Red, sopravvissuto, ma demotivato vista la terribile perdita.
Qui si aprirà il principale canovaccio della storia, con i due amati che si troveranno davanti un bivio estremamente delicato: possono tentare di riportare in vita Antea, ma questo richiede si eseguire un rituale a cui bisognerà infondere tantissime anime umane, dunque concretamente uccidere persone pur di dare questa essenza ad Antea, oppure proseguire la storia, cacciare l’incubo e poi dare l’eterno riposo ad Antea. Quale strada prenderemo?
Scelte morali

Potrebbe tranquillamente essere un notevole marchio di fabbrica quello delle scelte morali e DON’T NOD ha il dono della saggezza riguardo l’uso che ne fa. In molti utilizzano questa piccola meccanica per rendere l’esperienza estremamente più personale e godibile, ma tale è povera se attorno non si costruisce una precisa logica attorno ad esse.
Banishers: Ghosts of New Eden in tal senso ne benefica in modo molto intelligente, amalgamando questo aspetto con tutta la struttura portante di gioco, giacché affrontare di petto l’incubo direttamente è assolutamente sconsigliato, meglio dunque indagare, risolvere casi di infestazione in lungo e in largo per la mappa, acquisire esperienza e dare vita ad un patto tra i due amanti per capire il prosieguo della loro avventura e relativo destino.
Proprio i casi di indagine – quelle che possiamo definire come quest secondarie – sono estremamente importanti per apprendere meccanismi e grammatica essenziale per proseguire. Dalle icone riconducibili a persone con dirette richieste, inizieremo delle vere e proprie indagini (ricordate Vampyr, sempre di DON’T NOD? O anche un The Witcher 3? Bene, una cosa simile) che ci porteranno ad avere a che fare con uno spettro e una o più persone. Durante le indagini ascolteremo le versioni di entrambe le parti per capire cosa sia successo e alla fine dobbiamo fare una scelta, se dare il riposo al fantasma o prenderci la vita della persona fisica.
Da queste scelte, che equivalgono alla chiusura dell’indagine, metteremo i tasselli per costruire il destino di Red e Antea: uccidendo la persona in vita, ci avvicineremo alla missione per riportare in vita Antea, donando la pace al fantasma, seguiremo la via della benedizione continua di tutta la terra per poi, alla fine del gioco, salutare anche Antea definitivamente.
In tal senso ecco che la scelta da effettuare richiederà un bel carico di considerazione personale: è un bene uccidere qualcuno, più o meno colpevole di qualcosa, per gonfiare il nostro egoismo e riportare in vita la nostra amata, oppure dobbiamo condividere gli ultimi giorni con il fantasma della nostra amata, pronti a doverla salutare definitivamente? A noi la scelta e questa volta è davvero difficile scindere le due cose.
Azione possente

Il resto del pacchetto ludico di Banishers: Ghosts of New Eden si completa con un gameplay e meccaniche di gioco che richiamano alla memoria facilmente il rilancio di God of War. I passi di Red sono saggiati e pesanti, come anche le dirette fasi di azione contro le diverse minacce. Il tutto è condito da un buonissimo equilibrio e gestione dei movimenti come delle animazioni.
Anche Antea può dare il suo supporto, con attacchi fisici, ma essendo un fantasma, il suo utilizzo è circoscritto in una manciata di secondi (in fondo, come entità spettrale, non può neanche perdere punti vita). Anche i nemici sono di buona fattura e di un’accettabile varietà. Ce ne sono di diversi tipi, con pattern di attacco diversi e versatili per l’occasione, ma conoscendo bene le nostre abilità e zone di attacco, sarà estremamente facile portare a termine gli scontri con una vittoria schiacciante.
Il feeling generale degli scontri potrebbe migliorare su diversi aspetti, in particolare sull’impatto delle armi sui nemici e sulla godibilità di tali sequenze, questo perché arriverà un momento a una buona decina di ore di gioco, che sembrerà di essere entrati in un loop di azioni quali indagini, epurazione, accuse e combattimento. Per fortuna qualche puzzle ambientale e qualche zona di raccolta di mostri più forti spezza in modo sano l’equilibrio.
Qualità consistente

Il miglior pregio è lode di Banishers: Ghosts of New Eden è proprio quello di avere tra le mani un titolo che sembra essere completo, in ogni suo aspetto. Limitato certo da alcuni piccoli vincoli che lo tengono fermo in una zona di quasi perfezione, quasi delimitando perfettamente il campo in cui gioca.
Banishers dunque non ha quella forza stravolgente dei già citati God of War o The Witcher, da cui attingere, giacché vuole giocare nel suo prato, costruendo perfettamente una struttura ludica precisa e coinvolgente, insomma, una vera e propria perla ottimizzata al massimo che risplende e riflette la qualità dei ragazzi di DON’T NOD.
La recensione in breve
Banishers: Ghosts of New Eden è davvero un titolo sorprendente, capace di superare alcuni limiti che avevamo intravisto in Vampyr per andare oltre, coltivare il proprio orto ma farlo con estrema raffinatezza tecnica come narrativa. I ragazzi di DON'T NOD stanno diventando una piacevole certezza.
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Voto GamesEvolution
