Negli ultimi decenni i videogiochi sono maturati talmente tanto da potersi ormai definire uno dei media più adatti a raccontare storie sempre più sfaccettate, ricche di personaggi complessi e capaci di attraversare con estrema naturalezza tutto lo spettro delle emozioni umane. Una delle più antiche e universali tra queste è indubbiamente l’amore, che nei videogiochi, così come nella cinematografia o nella letteratura, ha sempre trovato terreno fertile per essere rappresentato in una quantità abnorme di modalità, percorrendo strade anche molto differenti tra loro, spesso coraggiose e poco battute. Essendo oggi San Valentino, abbiamo dunque pensato di proporvi qualche esempio, ma lo faremo a modo nostro, senza citare i classici racconti a lieto fine, ma al contrario narrandovi quelle che per noi sono le 5 storie d’amore più tragiche nel mondo videoludico.
O perlomeno, non proprio le peggiori in senso assoluto, ma possiamo garantirvi di averle recuperate pescando tra quelle più deprimenti degli ultimi 20 anni: in ognuna di esse, dunque, troverete personaggi morti, drammi, omicidi, esplosioni, maledizioni di vario genere, e chi più ne ha più ne metta. Se pensavate di trascorrere un bel 14 febbraio in allegria, insomma, probabilmente dovrete ricredervi, prendere una bella scatola di fazzoletti e lanciarvi con noi nei vostri ricordi videoludici più tristi. Ah, e occhio agli spoiler, che ovviamente saranno onnipresenti.
Wander e Mono – Shadow of the Colossus

Quello di Wander e Mono, protagonisti del capolavoro di Fumito Ueda, pubblicato nel 2005 su PlayStation 2 e rimasterizzato su PlayStation 4 nel 2018, rientra a pieno titolo nella definizione di “amore maledetto”. Anche se la natura del loro rapporto non viene mai confermata esplicitamente, rimanendo perlopiù implicita come gran parte della narrativa del gioco, è indubbio che tra i due personaggi principali di Shadow of the Colossus ci sia un legame molto profondo, quasi vincolante.
L’avventura si apre con un ragazzo che trasporta a cavallo una giovane, morta, compiendo un lungo pellegrinaggio fino ad arrivare a un grande tempio. Dopo aver lasciato la ragazza sull’altare di pietra del Sacrario del Culto, il protagonista, che si chiama Wander, stringe un patto con Dormin, una misteriosa entità che gli parla con voce sia maschile che femminile e che gli rivela di poter riportare in vita la ragazza, Mono, se Wander farà quel che gli viene chiesto.
Il nostro, dunque, si avventura per le Terre Proibite in compagnia della fedele cavalla Agro, con l’obiettivo di eliminare uno dopo l’altro sedici enormi colossi, all’apparenza possenti e minacciosi, ma in realtà incredibilmente fragili: per eliminarli, infatti, è sufficiente, infatti, rompere i sigilli sul loro manto con una spada dotata di un antico potere. Come si scopre ben presto, quest’atto, compiuto verso creature così pure ed incontaminate, è di una gravità inaudita, ed è considerato sacrilego dalla tribù che vive all’esterno delle terre maledette, dal momento che, in maniera inconsapevole, Wander sta contribuendo pian piano a liberare Dormin stesso, imprigionato dalle statue dei colossi presenti nel tempio iniziale (che infatti si rompono una dopo l’altra man mano che si prosegue nell’avventura).
Alla fine Wander riesce sì a riportare in vita Mono, e, nonostante Dormin venga nuovamente sigillato, tramite la distruzione della spada, dall’alto sacerdote Emon (guida spirituale del villaggio da cui egli stesso proviene), è costretto a pagare un prezzo altissimo: torna ad essere un neonato in fasce, e sul capo gli spuntano un paio di corna, ad eterna testimonianza del peccato di cui si è macchiato. Questo dettaglio permette di capire il collegamento tra Shadow of the Colossus e ICO, che sono uno il prequel dell’altro: Wander, infatti, è il capostipite della stirpe di bambini con le corna a cui appartiene anche Ico.
Zack Fair e Aerith Gainsborough – Final Fantasy VII e Crisis Core

Quando si sente parlare di Zack e Aerith, sia da appassionati di Final Fantasy che dei videogiochi in generale, è impossibile non sciogliersi in lacrime. La loro vicenda, oltre ad essere una delle più popolari nella storia dei videogiochi, è anche una fra le più tragiche, e ciò indipendentemente dal fatto che si parli del Final Fantasy VII del 1997 o del remake, il quale, pur appartenente a un arco narrativo non ancora concluso, sembrerebbe voler trattare il rapporto tra Zack Fair e Aerith Gainsborough con il massimo rispetto nei confronti della sceneggiatura originale. Entrambe le storie, infatti, finiscono in maniera tragica, ma con risvolti differenti.
Una parte fondamentale della loro vicenda viene raccontata in Crisis Core, del quale è recentemente stata pubblicata una “remaster plus” che, pur aderendo al nuovo canone, tratta con grande rispetto il materiale originario. Nel Crisis Core originale, Zack e Aerith si conoscono in maniera molto simile a quanto avviene nel caso di Cloud, con il SOLDIER che cade dal reattore di mako n. 5 e si risveglia nella chiesa che i fan ben conoscono, in mezzo ai fiori di cui la giovane Cetra si prende cura. Da qui i due instaurano un profondo legame di amicizia, che ben presto si trasforma in qualcosa di più (la stessa Aerith confida a Cloud che Zack sia stato “il primo ragazzo che abbia mai amato”).
In seguito, Zack viene richiamato da Sephiroth (all’epoca suo superiore) per tornare a combattere e pattugliare Nibelheim, città natale di Cloud (sarà proprio qui che i due avranno modo di conoscersi approfonditamente, ricollegando le trame di Crisis Core e FF VII). Intanto, però, Zack fa in tempo a scoprire scopre che Aerith è l’ultima degli antichi, e, dopo averle dato un ultimo saluto, prega Tseng (uno dei dirigenti della Shinra e capo dei Turks) di vegliare su di lei. Dopo svariate vicende che porteranno alla conclusione dell’avventura, e dopo che Sephiroth svelerà le sue vere intenzioni, Zack si ritroverà a tradire la Shinra stessa, dopo aver scoperto il diabolico piano legato ai cloni di Jenova, e giurando di non voler lasciare anche Cloud nelle loro mani.
Nel Crisis Core originale, al termine del gioco, Zack muore da eroe, ucciso in un’imboscata per difendere l’amico, consegnandogli poi la sua spada e dando inizio alle vicende di Final Fantasy VII, del quale Crisis Core rappresenta un prequel. Nel remake, invece, Zack sopravvive, ma in quello che apparentemente sembra essere a tutti gli effetti un universo alternativo, visto che nel frattempo Cloud e gli altri hanno cambiato il corso del destino. Un fato, se possibile, ancor più crudele e beffardo: a meno di colpi di scena nelle successive parti della storia, infatti, il ragazzo sarà probabilmente destinato a vivere per sempre senza mai poter incontrare nuovamente Aerith, o perlomeno, non la stessa Aerith che conosceva lui.
John e Abigail Marston – Red Dead Redemption

Molti giocatori hanno avuto modo di conoscere il primo Red Dead Redemption in maniera retroattiva, visto il maggior successo avuto da Red Dead Redemption II, ma l’avventura di John Marston non ha nulla da invidiare al suo sequel in termini di sceneggiatura, anzi. L’intera parte finale di Red Dead Redemption è un tripudio di emozioni, un esempio di cosa si può arrivare a fare per proteggere la propria famiglia, e un monologo sulla vendetta, che, a prescindere da tutto, lascia sempre chi la compie con un retrogusto agrodolce.
La storia di Red Dead Redemption è ambientata nel profondo west americano, durante l’epoca del proibizionismo, in cui, in certe zone, l’unica lingua che era possibile parlare per far rispettare le regole era quella delle armi. Dopo gli eventi di Red Dead Redemption II (che quindi è un prequel) e la morte di Arthur Morgan, John Marston, ex bandito della gang di Dutch van der Linde (conosciuta e temuta in tuttoil midwest), stringe un patto con alcuni funzionari governativi, tra cui un certo Edgar Ross: se passerà per qualche anno dalla parte della legge, svolgendo missioni e favori di vario genere, gli verrà garantita l’immunità per il resto della vita, potendo dunque vivere in pace con la moglie Abigail e il figlio Jack in un tranquillo ranch.
John non solo ottempera alla sua parte del patto, ma dimostra anche di essere un uomo nuovo rispetto a tanti anni prima: più attento e responsabile nei confronti della moglie e del figlio, ma anche capace di stringere nuove amicizie e di riflettere sul suo passato, con la promessa di accantonare per sempre le armi una volta terminati gli accordi. I suoi trascorsi criminali, però, non gli lasciano scampo: una volta ottenuto da lui tutto ciò che serviva loro, Ross e i suoi si presentano alla fattoria che nel frattempo John ha faticosamente costruito, sfidandolo ad uscire allo scoperto e crivellandolo di colpi, in una sfida impari. Prima di affrontarli con coraggio, l’uomo dice addio ad Abigail e al piccolo Jack, che, grazie al suo sacrificio, hanno il tempo di scappare a cavallo.
Anni dopo, una volta cresciuto, Jack si mette sulle tracce di Edgar Ross, con in testa un solo pensiero: vendicare la morte del padre, che ha distrutto la sua famiglia. Lo ritrova in Messico, dove vive da pensionato, e, dopo avergli rivelato la sua identità, lo sfida a duello, uccidendolo. Portata a termine la sua missione (che rappresenta il vero finale del gioco), Jack si allontana, mentre iniziano a scorrere i titoli di coda, accompagnati dalla celebre Deadman’s Gun, un vero e proprio inno tragico alla vita e alla morte di John Marston.
Dominic e Maria Santiago – Gears of War

Da una storia triste all’altra (ve l’avevamo detto che oggi non vi avremmo dato tregua): quella di Dom e della moglie Maria, soprattutto il suo epilogo, rientra tra i momenti più tragici della trilogia originale, e anche solo ricordarne gli avvenimenti farebbe intenerire qualsiasi fan di Gears of War. Nell’universo ideato da Cliff Bleszinski, Dominic Santiago è il miglior amico del protagonista Marcus Fenix, al fianco del quale ha combattuto numerosissime battaglie contro le locuste: entrambi, già all’inizio del primo capitolo, vengono visti come due paladini della guerra contro i temibili mostri del sottosuolo.
Dom è sposato con Maria, conosciuta quando entrambi erano appena ragazzini: ancora molto giovani ebbero un figlio, Benedicto, dopo la cui nascita il padre decise di unirsi ai Gears, unità d’élite dei COG. L’E-Day, ossia il giorno dell’emersione delle locuste e dell’inizio della guerra, colpì però molto duramente la loro famiglia: tutti e quattro i genitori di Dom e di Maria morirono, lasciando il primo in preda ai rimorsi e la seconda in un grave stato di depressione, che Maria cercava di controllare assumendo farmaci.
Tolte le premesse, nel primo Gears of War la storia di Dom e Maria non venne approfondita più di tanto, limitandosi solo a qualche riferimento di tanto in tanto, venendo però ripresa soprattutto in Gears of War 2, e, indirettamente anche nel terzo capitolo. Ad un certo punto, infatti, Marcus e Dom incontrarono Chaps, un vecchio arenato (gli arenati erano civili profondamente segnati dalla guerra contro le locuste, a cui talvolta partecipavano come ribelli) che disse loro che Maria era stata rapita dalle locuste e condotta in dei campi di lavoro nelle profondità del monte Kadar.
La missione assegnata al gruppo di COG nella zona prevedeva di installare un segnalatore per distruggere i depositi di Imulsion delle locuste e scappare via, ma Dom convinse l’amico a proseguire per cercare la moglie. Alla fine riuscì a ricongiungersi a Maria, ma la trovò in condizioni disumane: era diventata poco più che un corpo vuoto e inerte, prosciugata di ogni goccia di vitalità. Dom, tra le lacrime, decise di porre fine alle sue sofferenze ed eutanizzarla, gesto che non riuscì mai a superare.
“Lo sapete com’è perdere tutto? Tutto ciò che hai sempre amato, tutto ciò che hai sempre conosciuto? Lo sapete com’è perdere tutto? Spero che non lo scopriate mai.”
In Gears of War 3, per salvare i suoi compagni accerchiati dal nemico, Dom si sacrificò andando a schiantarsi contro i depositi di Imulsion, ricongiungendosi per sempre alla moglie: per coincidenza, compì questo gesto eroico proprio nella città natale di Maria. La sua morte fu uno degli eventi che portarono al ribaltamento delle sorti del conflitto, tanto che, quando fu il momento di uccidere la Regina Myrrah, Marcus usò il pugnale dell’amico, come gesto simbolico per ricordarne il ruolo fondamentale avuto nella guerra.
Isaac e Nicole – Dead Space

Abbiamo scelto l’ultima delle storie in base a tre ragioni: sia per motivi di attualità, visto che il remake di Dead Space è ancora fresco d’uscita, sia per sorprendervi un po’ e uscire dai soliti stereotipi, sia perché comunque quello di Isaac Clarke e Nicole Brennan è un caso che merita di essere citato, anche perché la loro vicenda è strettamente collegata alla trama di fondo del gioco che la ospita.
All’inizio di Dead Space, Isaac è un ingegnere imbarcato sulla USG Kellion, inviata dalla Concordance Extraction Corporation (una società pubblica che si occupa di estrarre minerali attorno ad altri mondi) per rispondere a un segnale di soccorso della USG Ishimura, nave ammiraglia della compagnia in orbita attorno ad Aegis VII, pianeta nella Costellazione del Cigno. I contatti con la Ishimura, nei suoi 62 anni di vita, non si erano mai interrotti per così tanto tempo, e il compito di Isaac, Zach Hammond, Kendra Daniels e gli altri è di scoprire quel che è successo ed eseguire riparazioni di routine. Isaac, in realtà, si imbarca anche con la speranza di ritrovare la fidanzata Nicole, ufficiale medico della Ishimura.
Inutile dire che qualcosa va terribilmente storto, e a bordo della enorme nave viene pian piano svelata una storia che ha dell’incredibile: su Aegis VII è stato scoperto un pericoloso artefatto alieno, noto come Marchio Nero, capace di soggiogare e controllare le menti umane portandole alla pazzia e di ricombinare il DNA dei tessuti, creando i Necromorfi. Copiato tramite retroingegneria per essere studiato (è così che è stato creato il primo Marchio Rosso), il manufatto ha fatto sì che ben presto la situazione uscisse fuori da ogni controllo, portando agli eventi che poi vengono narrati nel gioco.
La stessa Nicole è in realtà morta da tempo: dopo aver cercato di salvare quante più persone possibili dalla pazzia e da un gruppo di fanatici e adoratori del Marchio stesso (diventato una vera e propria religione a bordo della Ishimura), lei stessa è uscita di senno, e si è tolta la vita. Tutte le visioni che Isaac ha di lei sono in realtà frutto del Marchio Rosso, che ha già iniziato a manipolare la sua mente, e con la cui influenza il protagonista combatterà anche nei due sequel di Dead Space, in cui scoprirà che in realtà ne esistono varie versioni, tutte riproduzioni dell’originale Marchio Nero.
Il fatto che Nicole sia morta, nascosto ad Isaac fino quasi alla fine della trama, viene rivelato apertamente dal gioco anche tramite le iniziali dei dodici capitoli in lingua originale, che, messe insieme, compongono la scritta “NICOLE IS DEAD”.
