The Last Faith è la classica risposta positiva del felice sodalizio tra i metroidvania che si mescolano ai soulslike in 2D, con una pletora di titoli che sono usciti in tutti questi anni, tra operazioni valide e altre meno. The Last Faith si annovera sicuramente tra quelle ben riuscite, partorite dai ragazzi di Kumi Souls Games (con forti influenze e innesti italiani) che ogni tanto meritano il sempre abusato accostamento a Bloodborne.
Se volete sapere come approcciarvi al gioco nel migliore dei modi, è bene sapere che nel momento in cui il nostro personaggio si libererà dalle catene per avventurarsi nella sinistra e gotica città di Mythringal, il gioco ci dona la possibilità di scegliere tra quattro diverse classi, o meglio stile di combattimento. Vediamoli nel dettaglio.
The Last Faith, guida alle classi
A differenza della povertà di informazioni date nei titoli souls, The Last Faith è secco e diretto con la propria utenza, mostrando pregi e difetti di ogni tipo di approccio al gioco.
- Picchiatore: classe mediamente equilibrata, utile per chiunque approcci il gioco con una prima run, dove abbiamo gli attribuiti maggiori donati alla Vitalità (12) e Forza (14). Un personaggio dunque con buoni punti vita e una forza accessibile per padroneggiare tutte le armi bianche di inizio partita.
- Canaglia: classe che trova la sua concentrazione nell’attributo Destrezza (14) lasciando in equilibrio tutti gli altri. Questo ci darà la possibilità di sferrare più attacchi con relative abilità delle armi.
- Osservatore Stellare: classe più vicina al concetto di mago con punti altissimi sull’attributo Mente (15) a discapito di tutti gli altri, specialmente Vitalità (8) estremamente bassa.
- Cecchino: classe come suggerito anche dall’immagine raffigurativa che predilige l’attributo Istinto (14) e buoni punti anche su Mente (12) che sono a conti fatti i due attributi dedicati al diretto potenziamento degli attacchi da lontano con magie o armi a distanza.
