Nel periodo delle vacanza estive, verso fine giugno mi ero messo alla ricerca di un titolo per la mia amatissima Nintendo Switch Lite; un’opera che potesse tenermi compagnia durante le giornate di sole che mi attendevano nell’immensa campagna toscana.
Dopo ore ed ore di ricerca ed analisi, mi sono ricordato dell’esistenza di Dragon’s Dogma, videogioco al quale non mi ero mai avvicinato per semplici motivi di tempo: le ore che mi avrebbe strappato alla vita avrei dovuto scarificarle privandole a qualche altro suo collega su PS4 o PS5 e, nei periodi in cui mi era balenato in testa il pensiero di comprarlo, di roba da recuperare su console ne avevo fin troppa.
Emozionato all’idea di immergermi in un mondo immenso ed a me completamente ignoto e folgorato dalla colonna sonora del menù principale, decisi quindi di acquistare Dragon’s Dogma: Dark Arisen, la versione definitiva del gioco, comprendente il suo unico DLC (Dark Arisen, appunto) ed adattata per la console portatile giapponese e posso assicurarvi che mai spesa fu più valida.
Andiamo quindi a riscoprire questa sottovalutata perla di Capcom, e lo facciamo nei panni di un alter ego che mi somiglia terribilmente.
Dragon’s Dogma Dark Arisen, un universo da esplorare

Con un introduzione in medias res (che funge da tutorial) nei panni di un antico Arisen (un essere umano legato indissolubilmente al drago di turno giunto sulla Terra), l’atmosfera epica ed oscura di Dragon’s Dogma incanta immediatamente, così così come tutto il prologo.
Una serie di elementi tipici del genere ci accolgono e ci fanno sentire subito a casa e, soprattutto, tutte le meccaniche di gioco ed i comandi vengono spiegati in-game ed illustrati nei menù in maniera semplice e chiara, evitando di far passare al videogiocatore troppo tempo ad esplorare ogni singolo dettaglio delle impostazioni nei primi minuti di gioco e permettendogli di tuffarsi immediatamente nell’avventura, durante la quale ci faranno compagnia 3 “pedine”, ossia degli alleati (uno fisso e “maggiore”, gli altri due intercambiabili e “minori) che renderanno l’esperienza ancora più ricca, essendo inoltre rappresentanti della componente online del titolo (è possibile reclutare come pedine i personaggi creati dagli altri giocatori).
Un sistema di combattimento semplice ed intuitivo ma elaborato e vario, che restituisce un feeling simile a quello provato con i vecchi Monster Hunter, accompagnato da una colonna sonora di altissimo livello (una produzione che non faccio fatica a considerare tra le migliori mai udite da me in ambito videoludico) e da un editor del personaggio paragonabile a quello del primo Dark Souls, hanno reso il mio approccio a Dragon’s Dogma una vera e propria goduria, soprattutto nelle prime ore, riconosciute universalmente dalla community come le più lente e noios.
Immaginate quindi cosa è in grado di regalare il titolo nelle fasi avanzate di gioco; in tal senso, il primo paragone che mi viene in mente (per quel che riguarda il climax videoludico, non il contesto narrativo) è proprio con The Legend of Zelda: Breath of the Wild, con il quale l’opera di Capcom condivide il senso di esplorazione, anche grazie ad un sistema di salto ed arrampicata che sicuramente non può essere paragonato a quello di BotW, ma che comunque è in grado di regalare soddisfazioni.
Un universo familiare

Recuperare al giorno d’oggi un gioco come Dragon’s Dogma richiede al videogiocatore uno sforzo di contestualizzazione; come abbiamo visto, alcuni paragoni risultano essere quasi inevitabili, anche nei confronti di titoli recenti, ma è con i colleghi dell’epoca che l’opera dovette fare i conti quando uscì.
Nel giro di un anno, tra la seconda metà del 2011 e la prima del 2012, vennero pubblicati, in ordine cronologico, Dark Souls, Skyrim ed, appunto, Dragon’s Dogma, ed è forse proprio a causa di questa concorrenza che il videogioco di Capcom non riuscì a conquistare del tutto la critica, creando però al contempo una community solida ed appassionata, con una considerazione dell’opera ben più alta.
Con una longevità che si attesta sulle 50 ore per completare in maniera approfondita una prima run, Dragon’s Dogma non esce sconfitto da nessuno di questi (tanto stupidi quanto necessari) confronti ed anzi riesce a soddisfare in ogni suo singolo aspetto, senza eccellere davvero in nessun comparto, ma impostando un nuovo standard minimo per il genere (in tal senso, fu proprio Skyrim l’unico titolo in grado di fare lo stesso, titolo con il quale l’opera Capcom condivide in maniera quasi spaventosa alcuni risvolti di trama, come il già menzionato legame tra il protagonista ed il drago antagonista), standard che è stato alzato, rinnovato e rivoluzionato solo di recente.
Ad ogni modo, Dragon’s Dogma offre una storia lineare dall’epilogo influenzabile solo ed esclusivamente da una scelta presente nelle fasi finali del gioco: giocate quindi spensierati la vostra partita, senza angosciarvi con inutili ansie e, forse, con inutili paragoni.
Un universo a portata di mano

Per quel che riguarda il comparto tecnico di questa versione per Nintendo Switch, la qualità grafica del titolo è molto simile a quella di 8 anni fa, con l’aggiunta di qualche miglioria riguardante alcune texture ed un pop-up meno “assillante” e con una stabilità ben più solida, soprattutto se si gioca in modalità portatile (ovviamente, avendo io una Switch Lite, non ho avuto scelta in tal senso).
Come già accennato, il vero potenziale di questo titolo (soprattutto se recuperato al giorno d’oggi ed in questa versione “a portata di mano”) è lo stesso che ha reso così incredibile ed unica l’esperienza portatile del già menzionato Breath of the Wild (o che ha reso così di successo le versioni Switch di The Witcher 3 e Skyrim): la possibilità di tuffarsi in un vero e proprio universo, ben costruito e liberamente esplorabile, semplicemente premendo un tasto e ricaricando il proprio salvataggio ogni volta che si ha qualche minuto a disposizione, con la possibilità di viaggiare, contemporaneamente, due volte ed in due modi differenti: in macchina, in nave, su un treno o su un aereo; a Lordran, a Skyrim, a Cassardis o nel Velen.
Se avete intenzione di riscoprire una piccola perla, consapevoli dei limiti di età che si porta dietro, vi invito a valutare l’acquisto di Dragon’s Dogma: Dark Arisen; se invece possedete una Nintendo Switch o, ancor meglio, una Nintendo Switch Lite, questo è uno di quei titoli imprescindibili che esprimono al meglio il valore della console.
