Il catalogo videoludico dei deck-building roguelike vanta numerosi titoli indie degni di nota tra le proprie fila, eppure continua a risultare ostico e poco accessibile ai neofiti del genere, trattandosi di una categoria che da spesso per scontata la conoscenza e la padronanza di determinate meccaniche, correndo il rischio di rimanere ancorato a quella nicchia di videogiocatori alla costante ricerca di una novità o di una rielaborazione.
Con Hellcard, gli sviluppatori polacchi di Thing Trunk sicuramente non rivoluzionano, ma, con l’aggiunta di un tocco RPG e facendo dell’accessibilità il proprio “main focus”, riescono a rendere appetibile la propria opera non solo agli appassionati, ma anche a tutti i curiosi intenzionati di dare una possibilità al genere attraverso un esponente che non si chiami Slay the Spire.
Con il progetto Return 2 Games Thing Trunk crea quindi un portale (il cosiddetto “Archive of Awesome”) destinato a ospitare 7 titoli indie, tutti ambientati nell’affascinante “Paperverse” e 3 dei quali già noti: Book of Demons, un’avventura che unisce il deck-building e l’hack and slash, Book of Aliens, uno strategico a turni non ancora rilasciato e, ovviamente, Hellcard, pubblicato nella sua versione definitiva lo scorso primo febbraio su Steam al prezzo di 16,79€.
Immerso nel Cartaverso

Dopo aver selezionato il tomo di Hellcard dal secondo dei 7 altari presenti nell’Archive of Awesome vi troverete davanti a un menù di gioco abbastanza spartano, a dimostrazione del fatto che, fortunatamente, le priorità di Thing Trunk erano altre: oltre alle statistiche, alle opzioni, ai collezionabili e alla sezione dedicata al multiplayer cooperativo sarà infatti presente solo la modalità “Giocatore Singolo”, suddivisa in “Standard”, in cui dovremo sopravvivere a un dungeon composto da 12 coppie di piani procedurali, e “Sopravvivenza”, in cui bisognerà letteralmente sopravvivere il più possibile.
Le “classi” selezionabili sono 4, ognuna caratterizzata da carte specifiche e dedicata a una determinata strategia da scegliere per il proprio personaggio: il Guerriero (specializzato negli attacchi a corto raggio e nella difesa), il Mago (utilissimo per i suoi incantesimi e potenziamenti), il Ladro (fondamentale per gli attacchi a lungo raggio) e lo Stagnino (inizialmente non disponibile e dotato di congegni e trappole in grado di rallentare o spostare i nemici, oltre che di infliggere danni ad area).
Iniziata la “run”, verremo accolti da uno stile grafico funzionale e fluido, frutto di una realizzazione tecnica che aveva come obiettivo quello di abbassare quanto più possibile i requisiti necessari a far girare il titolo, mentre il comparto sonoro risulterà immediatamente coinvolgente e d’atmosfera.
“A che piano scende?”

Come già accennato, lo scopo principale del giocatore è quello di raggiungere e sconfiggere il boss finale facendosi largo tra le profondità di un dungeon composto da 12 piani.
Grazie a un ottimo tutorial, superare la prima stanza non rappresenterà un problema e, fatto ciò, si scoprirà che ogni volta che si supera un livello sarà necessario scegliere per quale ala dell’area successiva passare, dato che ogni ala offrirà ricompense diverse. Tale scelta si rivelerà essere, assieme a quella riguardante la formazione del party e a quella legata al potenziamento, all’ottenimento o allo scarto delle carte del proprio mazzo, quella più importante in assoluto, dalla quale dipenderà la vostra strategia: vi rivelerete frettolosi e avidi, intenzionati a puntare tutto sui danni e sulla potenza di fuoco, o vi scoprirete attenti e calcolatori, optando per la costruzione di un deck specifico e di un trio equilibrato?
Ad ogni modo, il miglior consiglio che si possa dare per godervi Hellcard a pieno è quello di prendervi tutto il tempo necessario per programmare la vostra prossima mossa, sia in combattimento che in fase di preparazione, analizzando tutti gli elementi a schermo e calcolando, anche matematicamente, quale potrebbe essere la miglior opzione a disposizione; in tal senso, sarà fondamentale gestire con parsimonia le proprie gemme, le quali possono essere usate per ottenere potenziamenti (temporanei o, come nel caso degli artefatti, permanenti) o cure.
In tutto ciò la componente deck-building, anche se in maniera più soft rispetto a molti altri titoli appartenenti al genere, rimane il vero cuore dell’avventura ed è realizzata egregiamente, con carte semplici, diverse per ogni classe e situazione e fondamentalmente ben pensate.
Hellcard: post scriptum

La verità è che Hellcard diverte, e parecchio; con una progressione appagante, lo spirito arcade dell’opera crea quasi dipendenza e grazie a un tutorial chiaro, alla localizzazione italiana e ai requisiti tecnici accessibilissimi, non avete un motivo valido per non dargli una possibilità, approfittando magari di qualche sconto di circostanza, nonostante il rapporto qualità/prezzo si riveli ottimo anche con il full price.
La modalità cooperativa rappresenta la ciliegina sulla torta, mentre gli elementi meno riusciti sono sicuramente le interfacce un po’ troppo anonime, l’assenza di una lore “interna” appassionante (a differenza di quella del progetto Return 2 Games e del Paperverse in generale) e una difficoltà non sempre equilibratissima.
La recensione in breve
Se avete sempre avuto la curiosità di provare un deck-building roguelike ma non siete dotati della pazienza necessaria per imparare le meccaniche basilari del genere, Hellcard potrebbe essere il titolo che fa per voi.
Con questo secondo "volume", Thing Trunk espande il progetto Return 2 Games, creando un'avventura accessibile, divertente e appagante, non esente da qualche difetto, ma comunque consigliata a tutti.
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Voto GamesEvolution
