Mai come in altre situazione è giustificato affermare che questo remake di System Shock si è fatto attendere da tanti, troppi anni. Nella ricerca di aggiornamenti era più probabile imbattersi in news che riportavano più i molteplici problemi di sviluppo o relativi ritardi, piuttosto che notizie confortanti.
Queste ci sono sempre state, certo, ma una gestione così travagliata nello sviluppo di un videogioco qualcuno potrebbe dire che si tratta di eventi rari, altri dissentiranno, ma l’unica cosa veramente importante è che questo gioco è uscito, è tra le nostre mani e quella che state leggendo è la recensione di System Shock.
System Shock ieri e oggi

Dai fallimenti nascono le idee migliori e System Shock non è da meno: con lo sviluppo di videogiochi con ambienti 3D ormai sdoganati dopo l’arrivo e diretto successo di DOOM, era arrivata l’occasione di sperimentare qualcosa di più.
L’idea alla base di System Shock era molto semplice, con un gameplay e struttura di gioco che lasciava il nostro eroe libero di esplorare una stazione spaziale tenuta sotto scacco da SHODAN, intelligenza artificiale che ha deciso di attuare un piano malvagio per l’eliminazione del genere umano.
Le vendite all’epoca non furono incalzanti, ma il passaparola divenne imponente e grazie anche alla pirateria, System Shock diventò un gioco di culto, qualcosa di estremamente diverso e dunque oggetto di grande curiosità, in particolare per chi trovava in quell’ambientazione così oscura e opprimente o la semplice mancanza di un obiettivo da seguire, una particolare fascinazione. D’altronde, erano proprio questi i punti forti della produzione, dando vita a quello che venne denominato poi immersive sim.
Una remake religioso

L’operazione di ammodernamento messa in atto dai ragazzi di Nightdive Studios ha un piacevole retrogusto religioso, vale a dire trovarsi davanti un’operazione di assoluto rispetto e divinazione dell’opera genitrice, con un risultato che non solo è un grandissimo omaggio che odora di devozione in ogni suo poligono, ma è anche un gioco estremamente valido che, a posteriori, possiamo dire che vale ogni singolo anno di attesa o ritardo.
Ci svegliamo nella Cittadella e subito notiamo un ottimo lavoro di pulizia per quanto riguarda l’HUD di gioco. Nell’originale tutte le informazioni, testi e registrazioni che si recuperavano, oltre che a riempire il contesto narrativo, erano in piena impressione, con una gestione delle stesse risorse, armi, oggetti e supporti che chiedeva un bel giro di analisi e di tasti da premere.
Questo remake di System Shock ripulisce e rende meno pesante l’esperienza di gestione. Lo spirito del gioco rimane intatto, ma questo volta ci lasciamo coccolare da registrazioni audio che ci raccontano della rivolta di SHODAN, degli abomini da lei creati per annientare gli abitanti della Cittadella, il tutto mentre continuiamo la nostra ricerca di risorse nell’angusta zona di gioco.
Tra il passato e il presente di System Shock

Un aspetto fondamentale che potrebbe essere una sorta di testimonianza indiretta di come siano stati portati avanti i lavori lo ritroviamo nel sistema di combattimento, forse l’anello debole della produzione a cui dietro – forse – si cela la chiave di volta con cui centrare l’idea e la direzione produttiva dietro il remake.
I nemici assorbono i colpi, di qualunque arma sia, in modo estremamente statico, quasi non restituendo nessuna piacevole sensazione nell’annientare i nemici. A pensarci bene, nell’originale System Shock ci trovavamo davanti nemici in 2D muoversi in un ambiente 3D, le animazione erano estremamente limitate e prima bastava vedere gli sprite del nemico disintegrarsi ai nostri occhi. Oggi questi colpi “mancati” potremmo chiamarli, saltano all’occhio e rendono tutto l’aspetto del gunplay sicuramente poco croccante e solido nella struttura.
A prenderla larga possiamo dire che sia stata una scelta voluta, ma è anche vero che con un sistema di mira rivisto e ammodernato, la scelta di rendere i nemici feroci, viscerali, ma estremamente statici come nell’originale, trova ben più di qualche ostacolo, anche per quanto riguarda le stesse hitbox dei nemici, in quanto non sempre i nostri colpi andranno a segno.
Ma alla teoria si passa alla pratica e il consiglio è quello di provare a caricare un attacco con il tubo contro un nemico oppure sparare con la pistola di base: alle sicuramente ottime animazione, lascia spazio un riscontro abbastanza blando, quasi poco reattivo e qui torniamo al discorso citato poco prima, quello di realizzare questo progetto con una direzione precisa, quello della fedeltà.
Se in alcuni contesti questo è un falso problema, il senso di ammodernamento – estremamente ottimo – si scontra con alcune scelte sicuramente non ben innestate. Che poi si tratti di qualcosa di voluto o meno, questa è la vera sfida.
Una Cittadella oscura

Girare per la Cittadella è un’esperienza pazzesca. La grande lode ai ragazzi di Nightdive Studios è quella di aver realizzato un ambiente di gioco non solo estremamente fedele, ma anche sinistro e claustrofobico. Una mappa quasi mefistofelica per giochi di luce, chiazze di sangue e corridoi che sembrano non avere mai fine.
Il resto del pacchetto di gioco si compone di un’esperienza estremamente godereccia, solida e totalmente declinata all’esplorazione. Alla ricerca di oggetti chiave, innesti cibernetici e schede di accesso, non bisogna dimenticare i tanti puzzle disseminati assieme ai viaggi nel cyberspazio, utili per sbloccare alcune porte. Anche questi sono stati fortemente rivisti, cercando anche qui un punto di congiunzione tra il passato e il presente, senza snaturare troppo le vorticose sequenze verdi, bensì innestarle con naturalezza.
A conti fatti, quello di System Shock è un remake ben riuscito, forte della solidissima base su cui si sorregge ormai da decadi, a cui non si può segnalar un pizzico di rammarico per non aver portato qualche innovazione in più.
Alcuni recensioni remake hanno dimostrato che si può alzare il livello qualitativo di un prodotto, elevarlo ad uno stato di coscienza superiore, ammodernandolo senza risultare blasfemi. System Shock è l’opera eseguita con un rosario attorno il braccio, ma sarebbe stato bello vedere qualcosa liberi da vincoli e ideali simili.
La recensione in breve
System Shock è un remake fedele nella struttura quanto nell'anima. Un gioco solido, ancora divertente e mastodontico nell'esplorazione. Una caparbietà maggiore nell'innovare qualcosa nel gameplay non avrebbe guastato, cercando la via di un ammodernamento che riuscisse a liberarsi dalle catene del "semplice" remake, ma si tratta di un punto di vista estremamente personale che non inficia la realizzazione finale del progetto.
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Voto GamesEvolution
